Raramente in Italia si fa squadra, colpisce ancora di più quando invece la cosa viene fatta, e a partecipare ci sono perfino aziende concorrenti come Ferrari Bellavista e Cà del Bosco. Non è solo vino, ma anche prodotti (caffè, cioccolata ecc…) e al tutto aggiungiamo il coordinamento di una struttura di prestigio come il Capri Palace. Nasce così questa showroom-ristorante che vede la cucina di Capri sbarcare a Milano. Se avrà successo forse si replica, soprattutto all’estero che crediamo rappresenti il vero obbiettivo di questa operazione.
Ristorazione&Ospitalità
L’albergo è affascinante e anche l’aria che si respira all’interno, a cominciare dal bar, uno dei migliori del genere, dove tra stuzzichini e volteggi di bicchieri si passa una mezzora elegante e frizzante al tempo stesso. Il ristorante sembra quasi andare in controtendenza, con una proposta volutamente semplice, quasi disadorna (a volte un pò troppo, pensiamo al pur ottima tartare), che punta alla sostanza, alla leggerezza, alla solidità della tradizione italiana. Obbiettivo raggiunto ad esempio nei deliziosi totanetti e puntarelle, un pò meno in un pesantissimo risotto con bisque, mentre le tagliatelle al ragù di capriolo proprio leggere non sono, ma travolgono piacevolmente con la loro opulenza.
A tavola il Sud comanda a qualsiasi latitudine, anche se dobbiamo dire che Andrea Aprea sembra quasi più piemontese che campano: alto come Taglienti (per altro a cento metri), preciso nei tempi e nei metodi come Berton (ora meno vicino), ci offre una cucina ben equilibrata tra mediterraneità e nuovi stimoli, elegante e raffinata nelle presentazioni. La sua “caprese” merita da sola il viaggio, e tutto il resto sfila veloce su un binario corretto dove si privilegia l’estetica, si affollano un pò troppo gli ingredienti, e non si lesinano i sapori. Oltre alla sopracitata caprese, abbiamo apprezzato le due carni, il bufalo più essenziale e il coniglio più giocoso, mentre nei due primi l’abbondanza dei sapori tende a trasformarsi in ridondanza delle calorie e della carica del gusto. Un servizio eccellente un pò formale come l’ambiente, viene vivacizzato da una sommelier simpatica e sorridente. In sintesi un posto che merita.
Dietro a San Vittore un locale ormai collaudato e molto caratteristico. L’arredo è a dir poco eccentrico, la cucina viaggia invece su un binario più tradizionale e di sostanza, con buona attenzione alla materia prima. A pranzo o a cena si passa una serata piacevole e corretta da un punto di vista gastronomico, per noi meglio il baccalà e il piccione (non in foto) di una lasagnetta con troppa besciamella.
Questione di millesimi (gli abitanti del luogo si chiamano proprio così). Per noi però Massimiliano Torterolo, chef e patron, è un ottimo millesimato con la sua cucina che sapientemente attinge, secondo le stagioni, un pò di qua o di là secondo se venite dalla Liguria o dal Piemonte. In entrambi i casi i buoni prodotti non mancano e Massimiliano li riesce a gestire con mano sicura. Sapevamo che era bravo, ne abbiamo avuto conferma e ora, che è arrivata anche la stella Michelin (meritata) saranno in tanti a fermarsi, anche perchè tra Torino e Savona è facile e comodo arrivarci.
by Roberto Mostini e Luigi Cremona, pubblicato in contemporanea su armadillo blogspot e porzionicremona
La struttura è autentica antica e, dopo un minuzioso restauro, funzionante. Il fiume passa sotto la reception e l’aperitivo si prende nella sala delle mole. Camere spaziose e comode, raffinate in alcuni dettagli, ristorante affidabile e tranquillo che senza particolari ambizioni, propone comunque una cucina di sostanza equamente divisa tra carne e pesce, con grande spazio ai funghi di stagione visto che, pur non richiesti espressamente, erano comunque presenti praticamente ovunque.
Ultima sera a Dubai, cominciando dalla elegante Bussola sulla spiaggia, sopra la pizzeria e sotto il ristorante regno di Marco Legittimo che ospita in questi giorni Olivier Glowig. Poco distante è il Radisson Blu dove troviamo l’estroso Felice Lo Basso sempre a suo agio, e scopriamo un bravo e appassionato sommelier indiano, Madan Periyasamy. E per finire al Frankies, il locale bandiera di Marco Pierre White a Dubai, frequentato da molti inglesi, ma con cucina italiana tendenzialmente creativa opera del giovanissimo chef Fabio che fa mostra di un indubbio potenziale che speriamo non venga sprecato. Accanto a Lui è bravo anche Andrea, in partenza per il Roberto’s, uno dei ristoranti più in vista della città.
Giornata a The Palm, l’isola artificiale a forma di Palma che termina con il complesso dell’Atlantis, un albergo gigantesco di migliaia di camere che ha tanti ristoranti tra i quali Nobu e Ronda, i due più famosi. A Ronda troviamo Giorgio Locatelli, (Locanda Locatelli di Londra), trascinante e appassionato chef patron che ci racconta la sua esperienza di Dubai (è qui da 5 anni) e che ci presenta la brigata giovane e agguerrita. Dopo andiamo in fondo alla Palm, nel bellissimo hotel Rixos, dove cerchiamo Tano Simonato, che però arriverà solo alla sera. Mentre al Movenpick continua il successo di Antonella Ricci. Il Summit è ormai entrato nel vivo.
