E anche Angelo D’Amico sceglie di giocare in prima persona, rinnovando e prendendo la gestione di questa Locanda in magnifica posizione dominante la vallata sulla strada per Solopaca. Ha dato un’aria fresca e personale all’ambiente con un largo utilizzo di rami bianchi e radici nere, e propone la sua cucina, fortemente legata al territorio, ma anche priva di pesanti orpelli e condimenti. Si viaggia leggeri lungo il menù e si vola alto quando arriva il pollo, sia fritto che arrosto è una vera bontà. Auguri Angelo, te lo meriti! E i golosi erranti sono avvertiti, in quest’angolo del beneventano a pochi chilometri l’uno dall’altro, trovate il meglio: il Kresios, AquaPetra e ora la Locanda delle Radici.
Redazione Witaly
Mancavamo da tempo e ritorniamo con piacere approfittando di una splendida e luminosa giornata. Colpisce la struttura per la sua piacevolezza e le soluzioni allora originali che comunque sfidano il tempo e rimangono funzionali e moderne. Angelo Nudo ci accoglie con la sua grande passione dei formaggi e ci descrive mirabilmente una piccola selezione fatta al momento. In abbinamento i buoni vini della casa con una sorpresa, il nuovo Dubl a dosaggio zero. In cucina è sempre Paolo Barrale con la sua schiera di giovani cuochi che poi ogni anno si dimostrano vincenti e preparati. C’è molta attenzione al dettaglio, alla giocosità delle proposte in una linea di cucina campana moderna che si destreggia con destrezza lungo l’arco della lunga degustazione senza battute a vuoto. I piatti migliori? l’ottima spuma di ceci con il baccalà e gli eleganti fusilli, meno c’è piaciuto un risotto un pò appesantito e finale in salita con dei dessert curati. Nel tutto scorrono anche (e bene) i vini della casa, e c’è un ottimo carello dei formaggi che merita la segnalazione con possabilità di acquisto.
Dispensa San Salvatore a Paestum
E’ inesauribile Peppino Pagano, un vero imprenditore sempre pronto a investire e a battere nuove strade. L’ultima conduce a questa dispensa, lungo il “miglio d’oro” dei caseifici di Paestum, in posizione quindi comoda e strategica. Da amttina a sera una sosta piacevole per comprare, portarsi a casa la bufala (e non solo), ma anche mangiare qualcosa, dallo yogurt di bufala ai gelati, dalla pasticceria al salato. Quest’ultimo attraverso una semplice proposta scritta sulla lavagna che ha il sapore della cucina di casa.
Nuova e bella struttura ad un passo dai templi: Tenuta Duca Marigliano, un tempo villino di caccia, e ora restaurata e aperta all’ospitalità. Un piccolo “boutique hotel” non privo di ambizioni, che contemplano anche la ristorazione ospitata in un piacevole annesso. Dentro l’arredo è più semplice del previsto, e la cucina affidata al volenteroso Luigi Coppola, di buona esperienza in giro per l’Italia ma originario della zona e quindi rientrato volentieri per assumere le responsabilità di questa cucina. Un menù giudizioso e semplice dove la seconda parte (i due secondi e i dessert) è decisamente preferibile alla prima. Una lode per la passione per i lievitati (pane e panettone).
E’ la prima volta che la Michelin premia un giovane chef con particolare risalto e noi veniamo subito a trovarlo. Federico Gallo classe 1987 ha meno di trentanni e tanta voglia di fare. Come ha sottolineato la Michelin si è ritrovato all’improvviso promosso da souschef alla piena responsabilità del ristorante, che ha anche alcune camere, per cui deve offrire un servizio completo dalla colazione alla cena. Insomma una bella sfida, raccolta e vinta grazie alle sue indubbie qualità. Siamo in un posto che ormai da anni è celebrato, in splendida posizione dominante le vigne intorno. Dal 2000 è il regno della Famiglia Boroli, con Silvano e soprattutto ora il figlio Achille alla guida. Hanno rifatto tutto, ma non hanno cambiato lo spirito del tempo, della vecchia Cascina Bompè come si chiamava allora. Cantina per i vini (un’altra è a Castiglion Falletto), camere e ristorante fanno di questa struttura una piccola perla a 360° per il gourmand di passaggio. Conosciamo da tanti anni questa bella famiglia, di nobile austerità e semplice modo di fare, che ci ricorda il meglio della buona borghesia piemontese. Con Achille abbiamo varie volte assaggiato i vini, ma questa sera ci siamo goduti i genitori (e anche qualche vino ovviamente). In cucina Federico come detto si destreggia bene, in un menù anche ambizioso e complesso per via della varietà degli ingredienti e per le differenti soluzioni adottate. C’è tanto Piemonte, ma non si disdegna lo sguardo altrove. Per la sua età dimostra ampia maturità, speriamo comunque che non si fermi e vada ancora in giro per apprendere e affinare le sue doti. Qualche sbavatura affiora secondo noi sui piatti di pesce fin troppo sovraccarichi da troppi passaggi e guarnizioni, gli assaggi migliori sono quelli che seguono il territorio dall’elegante benvenuto ai porcini, al tonno di coniglio, al buon piccione, per finire con la deliziosa ile flottante.
Un lunch veloce in un ambiente straordinario? Eravamo a Torino in zoma centrale un pò di corsa e ci è venuto in mente di fermarci alla Farmacia. Ottima scelta, un ambiente curatissimo che fa onore alla città, e due piatti al volo mangiati con vista sulla cucina del Cambio, approfittando del disponibilità della Chef’s Table. Complimenti al servizio curatissimo e alla brigata che aldilà del vetro ci ha fatto compagnia.
Un’aria di festa per l’arrivo della stella michelin e una cucina indubbiamente piena di spunti, colori e stimoli. Insomma c’è professionalità ed allegria, sia nella sala gestita da Fabrizio Picano, Diana Iacozzilli, Giulio Bruni e Flaminia Francia, sia in cucina dove accanto a Giulio Terrinoni troviamo il sous chef Valerio Romani coadiuvato da Tommaso Whitby, Mirko Galloni, Manuel Tersigni. A pranzo funziona bene la formula dei “tappi”, piccoli assaggi per non appesantirsi troppo, ma ben studiati e tutt’altro che banali, anche se la nostra impressione è che si privilegi un gusto ricco, succulento, a volte ridondante, ma è anche questione di stili di cucina. Le cose migliori? di sicuro l’ostrica e poi la semplice ma gustosa trippa di rana pescatrice. Un plauso alla sala che ci accoglie con un poco conosciuto ma ottimo champagne e dimostra anche nei distillati sapiente cultura.
