In giro per il Vinitaly, conversando e ascoltando le novità, gli sviluppi, le evoluzioni dell’affascinante mondo del vino. Qua e là spunta uno chef, anche famoso, e tra buoni calici e ottimi “plin” la giornata passa veloce. Interessante il gruppo di aziende di Castelnuovo Berardenga che si sono associate per approfondire con serietà il valore del loro territorio, per altro uno dei più particolari del Chianti Classico. Seguiremo con curiosità questo bel progetto.
Redazione Witaly
Ringraziamo i fratelli Marcello e Masismiliano Apollonio per questa serata a Villa Aldegheri. Siamo sui colli della val d’Illasi, con un bel panorama al piacevole fresco primaverile. Serata a misura d’uomo, in una Villa che sembra una casa, con un gruppo di invitati che alla fine diventano quasi amici grazie anche all’intrattenimento di un bravo ed abile prestigiatore. Si bevono i vini di Apollonio, buoni con un ottimo blend Divoto protagonista, in abbinamento ai piatti di Matteo Grandi (De Gusto di San Bonifacio) con un taglio tradizionale e succulento.
Gran serata da Allegrini dietro l’invito del gruppo di grandi e note aziende italiane consorziate per iniziative speciali: Italian Signature Wines Academy. Hanno fatto le cose in grande: dall’addobbo superbo con fiori freschi, ai buffet predisposti, dai grandi vini in abbinamento delle 8 aziende del gruppo ai piatti cucinati dai Cerea. Il tutto allietato da brani d’opera e fuochi d’artificio. Una serata che avremmo voluto godere fino a tarda notte, peccato solo che il Vinitaly impone altri orari. Comunque un gran ricordo davvero!
Anteprima di Emergente Sala programmato per giovedì 20 aprile nell’evento Le Strade della Mozzarella di Paestum. Grazie all’ospitalità della Famiglia Cecchi ecco Lorenza intervistare alcuni professionisti di sala. E alla fine sono tanti quelli che arrivano a testimoniare l’interesse che c’è per un problema più che mai attuale. Le interviste andranno in onda su FB a giorni.
Non li abbiamo mai contati ma saranno una trentina e forse più i Vinitaly che abbiamo alle spalle. E’ la grande festa del vino italiano e ci sono veramente tutti. Si fanno chilometri, incontri tante persone che non si vedono spesso, ed è un vero piacere. E’ un mondo vivo, pieno di persone capaci, di piccoli imprenditori che vogliono crescere e vogliono fare. Insomma una bella Italia.
Bel tempo, bella struttura, bella gente e tanta buoni vini, anzi ottimi. Forse solo un pò troppa gente (ai vini riesling era difficile arrivarci perfino a guardare le etichette), ma Summa si conferma un grande momento per incontrare produttori di grandi vini non solo italiani e assaggiare grandi bottiglie. Importante la presenza di produttori d’Oltralpe, e perfino dalla lontana California. E l’altro plus è l’ambiente: sembra di stare in una bella casa privata, e non in una struttura fieristica qualsiasi. Complimenti ancora ad Alois Lageder per la sua ospitalità.
20 anni di Summa sono un bel traguardo, una manifestazione che ha conosciuto interesse e successo crescente per via dell’alta qualità dei produttori presenti e per l’incantevole cornice che la Famiglia Lageder riesce ad offrire aprendo le sue cantine al pubblico. Il ricavato viene devoluto per beneficenza. Quest’anno un’anteprima di eccezione con una serata speciale, con grandi chef venuti anche da lontano, vini di mezza Europa in abbinamento quasi tutti in versione magnum, e tanta tanta gente accorsa a dare il proprio contributo. Serata CARE, la formula portata avanti da Norbert Niederkofer, dove ritroviamo gli chef che lo seguono fedelmente come Giancarlo Morelli, i fratelli Costardi. Prima della cena vera e propria un lungo walking aperitivo con tre piatti, quello, ottimo, di Yoji, interessante anche il piatto di Thorsten Probost, conosciuto in uno delle curiose cene a 4 amni organizzate da Giuseppe Di Martino nel suo Pastificio dei Campi (e Thorsten si ricorda ancora gli spaghetti al limone di Peppe Guida). Ed infine ecco Anatoly Kazakov, del Selfie, felice per essere entrato tra i primi 100 del mondo nella guida 50 Best. Eravamo stati recentemente a Mosca nel suo ristorante.
A questa Casa rossa (così si chiama questa storica struttura a bordo delle piste per via del colore) non eravamo ancora arrivati. Colmiamo la lacuna per ritrovare Dal Degan e la sua band. Ragazzi affiatati che sanno lavorare, coesi ed amici, con allegria quando è il momento, con grande impegno quando c’è da lavorare. La Tana di prima sacrificava un pò tutti, in sala ed in cucina, qui invece gli spazi consentono di lavorare bene, potersi organizzare, presentare due linee (la più easy da un lato al Bistrò, quella più ambiziosa nella tana gourmet). Ed è da questa parte che ci sediamo per assistere alla “sinfonia” di Dal Degan. Una sinfonia un pò “dark”, dove il nero è prevalente come colore, l’amaro come sapore, e dove il dolce è praticamente abolito, perfino nei dessert. Ma sinfonia rimane, e sono assaggi che stupiscono per qualità e coerenza: niente sale, ma pienezza di sapore grazie alle forti concentrazioni ed estrazioni, grande valorizzazione degli elementi anche dimenticati e poco noti del territorio, viaggio alla scoperta di abbinamenti poco consueti e indubbiamente originali. Difficile scegliere il piatto migliore tra le lumache, la lingua, l’anguilla, il capriolo ed il tenace spaghettone (22′ di cottura). Grandi lodi quindi a Dal Degan, ma certo è che da un giovane vorremmo magari anche un pizzico di solarità e allegria in più sulla tavola e quanto ai dessert, scegliete quelli tradizionali (buonissimi come la perfetta piccola pasticceria), lasciando perdere quelli anomali che ci ha dato (almeno questa è la nostra opinione).
Asiago come si sa vive sul turismo e le stagioni sono alterne, nascono dei tempi morti che vanno riempiti. Alessandro Dal Degan e la sua brigata sono tutt’altro che sprovveduti, ma anzi molto accorti e si sono attrezzati per offrire una serie di servizi, per avviare una piccola ma eccellente produzione di qualità molto centrata sui prodotti del territorio. Visto il successo ecco completare l’offerta con un punto vendita gestito in proprio nel centro storico di Asiago: Gesmakh, che dà il nome a questa linea di prodotti e confezioni originali, sia dolci che salate. Una bella bottega di stile moderno alpino, piacevole e ricca di spunti golosi. E intorno ad Asiago troviamo qualche altra novità.
Antico Veturo a Trebaseleghe
Il locale è singolare e si distingue per l’ambiente curato ma non sofisticato, per l’ottimo rapporto prezzo qualità visto che alla fine l’Osteria Antico Veturo si dimostra un signor ristorante con un livello di cucina che merita ampiamente la sosta. Ci siamo arrivati grazie ad una soffiata dell’amico Marco Colognese, bravo competente e sempre aggiornato. Dentro troviamo due coppie di fratelli, Federico e Filippo Pojana, titolari ma anche in sala, e in cucina i giovani Andrea e Matteo Nardin di varia esperienza (Andrea da Alajmo e Leeman, Matteo da Beratesegui e Ramsay). E il lungo menù degustazione ne dimostra le qualità con l’unica pecca di una poca attenzione ai primi (ce n’è uno solo, il raviolo, e non è il massimo, fin troppo coperto dalle salse). Per il resto sorprende subito il topinambur e la caesar salad tra gli stuzzichini iniziali, il calamaro ed il polpo tra le pietanze. Auguri a loro e teniamoli d’occhio.
