Oltre 300 ettari di terreno appartengono a Borgo Pignano, che quindi, oltre all’ospitalità e alla ristorazione, è anche azienda agricola a tutto tondo. Tanti animali: quelli selvatici nella riserva di caccia, quelli domestici nel bosco recintato (cavalli maiali galline), tanto seminativo, e un bell’orto che visitiamo, un pò allo stremo per via della siccità di questi mesi. C’è autoproduzione di farine e anche confezionamento di paste secche ad uso soprattutto interno.
Porzioni Cremona
Borgo Pignano, la ristorazione
Borgo a Pignano come abbiamo visto è una struttura piuttosto articolata: c’è l’Azienda agricola con i suoi 300 e più ettari, c’è l’Ospitalità, il Benessere, e ovviamente non poteva mancare la ristorazione. Quest’ultima presneta due alternative: il Fresco, più semplice ed informale, in uno spazio separato, con anche un forno per le pizze. Offre cucina regionale alternado piatti ben noti e fatti in modo corretto, a pizze (non provate) di vario tipo. C’è anche un laboratorio per la panificazione, che spande un buon profumo per tutta la Villa, e che sforna ottimo pane e biscotteria e dessert di vario tipo. E arriviamo al ristorante gourmet, che in estate si avvale di una romantica veranda con vista su Volterra, o gravita nelle sale interne della Villa. Alla guida Vincenzo Martella, cuoco di non straordinarie esperienze, ma ci mette la faccia e la voglia di fare con l’umiltà di chi sa che deve ancora apprendere. E il risultato è encomiabile già ora anche se la bellezza del contesto sprona verso la strada di una crescita ulteriore, soprattutto in termini di finezza e leggerezza delle ricette presentate. Nella lunga degustazione un plauso agli antipasti, con delle tagliatelle di seppia e delle animelle che si fanno ben valere, mentre il piatto migliore ci è sembrato un morone (il pescato del giorno) ben coniugato con le verdure. E parlando di verdure, con quello che abbiamo visto tra orto, giardino delle piante aromatiche, fiori ed erbe varie, pensiamo che la direzione dove il ristorante dovrebbe maggiormente impegnarsi sia senza dubbio quella della valorizzazione di questo patrimonio che è a portata di mano.
I boschi della Toscana non sono avari di sorprese, come questo bel Borgo che non conoscevamo posto su uno dei colli prospicienti Volterra. E’ stato restaurato con cura mantenendo il carattere originario senza stravolgerlo con troppi interventi moderni. E i vari spazi offrono molte alternative, confort e relax. Un buon indirizzo per chi vuol dimenticare il mondo e rilassarsi veramente (non c’è nemmeno la televisione in camera).
E’ sempre un piacere veder vivere bene strutture del rango di Villa Igiea. Qui c’è storia, arte, cultura, anche relativamente al nostro settore. Basterebbe vedere la bellezza della grande sala, con il servizio della lampada, dei centrotavola, delle baffe di salmone ecc.. Cose che magari nella ristorazione odierna trovano meno spazio, ma che non dovrebbero morire, come anche le buone maniere di sala e cucina in un prestigioso albergo come questo, ed in effetti qui ce la mettono tutta, a cominciare dal direttore Vito Giglio. Un plauso và a questa piccola (nel senso di spazio rispetto alla vastità degli ambienti comuni dell’albergo) Cuvèe du Jour. Cuvèe significa prendere il meglio da vari fornitori, Jour di giornata, per poi assemblare il tutto nel modo migliore. Ed è quello che fa il giovane Carmelo Trentacosti con grande passione ed impegno (alle spalle un passato di competizioni con la NIC). Piatti ben concepiti e ben presentati, che si fanno ben volere ed apprezzare, che si gustano volentieri, che mantengono alto il livello della cena, dove però talvolta manca la sorpresa o il tocco intrigante che poi ti danno l’emozione. Da citare gli eleganti stuzzichini iniziali, il buon couscous e i vigorosi spaghetti con zucchine fritte, e l’ineccepibile servizio di sala.
E’ la seconda volta che ci veniamo e dobbiamo in parte correggere il tiro. La prima volta eravamo capitati in una serata un pò confusa con il ristorante stracolmo e l’impressione non era stata positiva anche dal punto di vista dell’accoglienza. La seconda volta, in condizioni più normali (comunque il ristorante anche stavolta quasi al completo), le cose sono girate meglio. Certo è che lo chef Vladimiro, ha sicuramente le ambizioni e la voglia di fare cucina di un certo livello, d’altra parte la cucina che ha a disposizione è veramente limitata negli spazi e questo ha sicuramente un peso nella giusta riuscita dei piatti. La cosa migliore ci sono sembrati i ravioloni, non molto eleganti ma sicuramente di gran sapore, come piace al gran pubblico che non manca di gratificare con la sua affluenza il successo di questo locale. E alla fine sono queste le cose che contano.
Non eravamo ancora stati nel nuovo ristorante di Accursio Craparo. Lo avevamo lasciato a Palazzo Failla, ora è ancora più vicino al centro storico, proprio di fronte al Museo. Un locale semplice ma ben curato, con un bel dehor sul Corso che sarà prevalentemente utilizzato per cocktail e per valorizzare il cibo da strada del quale parliamo in altro post. Con modestia e determinazione, aiutato dalla moglie Oriana, Accursio sta consolidando il suo ristorante in questo aiutato dal successo turistico della Sicilia e in particolare di questa area. La sua cucina è siciliana per opulenza di sapore, trascinante quando l’agrodolce è ben bilanciato (la memorabile cipolla rossa, un suo classico). Se il dessert ci è sembrato un pò troppo minimalista, e sottotono, i trucioli ci hanno decisamente convinto e colpito. Hanno la presentazione ad effetto, il profumo invitante, un substratum culturale, e sono infine decisamente buoni, anzi golosi.
Che bottega quella di Accursio! Tra sfinciuni e arancini, panzarotti di vario tipo e cipollate, focacce e polpette di patate c’è da perdere la testa. Merita non un assaggio ma un pranzo dedicato, mettetelo in nota. (C’è anche il take away per portarselo a casa, altrimenti da degustare nel bel dehor del ristorante che è di fronte).
Rispetto alla vecchia sede il balzo in avanti c’è tutto con questa nuova prestigiosa location che si divide tra il ristorante gourmet (che occupa lo spazio un tempo dell’Alloro) e il roof per un’alternativa più semplice ma rinforzata da una vista stupenda sui tetti di Roma. Siamo in fase di rodaggio, ma già la sala ci sembra a puntino, diretta con piglio giovanile da Andrea La Caita con l’aiuto di Davide Fresiello, Lorenzo La Gamba, Giacomo Scatolini, e al bar (interessante per il caffè offerto in varie tipologie e per i cocktail proposti) Luca Moroni. La cucina ci è parsa indietro, con un menù dove il gusto non manca, ma spesso a scapito dell’eleganza e della leggerezza. Comunque anche qui è una brigata giovane quella diretta da Alessandro Narducci con Simone Coletti come secondo e Lorenzo Spavone pasticciere, e quindi contiamo su una più corretta proposta complessiva a breve termine. I piatti migliori? ci sono sembrati i due antipasti, il polpo ed il buon carpaccio di gamberi.
Elegante la struttura ma anche il ristorante che si fa notare per la sua cucina indubbiamente ricercata e non priva di ambizioni che spazia nei vari generi con mano professionale. Dario Bettoni è chef di valida esperienza, e ripropone un suo stile classico (ma ha assorbito varie tendenze e influssi, perfino di cucina molecolare). Il menù proposto non è affatto banale, ma si disimpegna bene, dagli antipasti ai dessert (anche questi ben ideati e curati). Ci sono piaciuti di meno i primi (la vellutata troppo carica e spessa, i tortelli al contrario di pasta evanescente), mentre i piatti migliori ci sono sembrati quelli di carne (la vitella e la limousine). Ma la base tecnica è solida, l’inserimento nella realtà siciliana ben avviato, ora si dovrebbe completare con una maggiore valorizzazione del bellissimo orto bio dell’Azienda che è in grado di fornire un’ampio assortimento di frutta, verdure, erbe e aromi quasi ad ogni stagione. Un ristorante che gode inoltre di una splendida cornice e di un servizio cortese.
Struttura di gran pregio, per ideazione erealizzazione. Occupa un vasto appezzamento su un’intera collina con la vista di Noto sullo sfondo. C’è un’accoglienza più che confortevole, c’è una bella piscina e un centro benessere, c’è un grande frutteto che perfeziona una piccola colazione del mattino che diventa particolarmente gradevole, c’è anche un ristorante che merita la sosta e del quale parliamo in altro post. E’ ben diretta da Marco Riflettivo che ormai può contare su una clientela sempre più ampia e con molti ritorni, anche perchè qui siamo un pò al centro di tante cose da vedere: Siracusa, Capo Pachino, Modica, Ragusa, Scicli…. è tutto a meno di un’ora.
