Svolta materica a Marzapane. Non che mancasse prima la sostanza (ricordiamo piatti di Alba Esteve Ruiz di piglio deciso), ma sicuramente ora l’attenzione è decisamente maggiore e il piatto in genere veramente centrato sull’ingrediente che si vuole valorizzare senza tante o troppe digressioni. Si punta molto sulla selezione del prodotto (le grandi carni di Laura Peri, i formaggi di Gregorio Rotolo, una serie di ottimi pani appena sfornati e così via), riducendo al minimo salse, guarnizioni, e puntando su una presentazione essenziale. Direi che il risultato convince, l’obiettivo centrato, e non si rincorre solo il bersaglio facile, ma si azzarda (se non ci convince il piatto di cuori di pollo un pò sanguinolento per le rape rosse, ottima è l’omelette, forse la migliore mangiata in un ristorante italiano). Meglio i tortelli di una polentina un pò salata, carni al top e dolci forse da migliorare. La sala si muove puntuale sotto l’occhio attento di Mario Sansone, che è anche il titolare di questo bel locale.
Porzioni Cremona
Nasce come un piccolo capannone per la produzione di conservati, sta man mano diventato una casa, Casa Marrazzo per l’appunto. Lo è già nel nome, nell’accoglienza umana dei titolari, i fratelli Teresa e Gerardo Marrazzo, nella passione che ci mettono nella loro attività, nell’attesa con la quale cercano i tuoi consigli e suggerimenti. Per noi una bella scoperta, ma arriviamo quasi tardi, sono in tanti ormai ad apprezzare questi prodotti, Importante sarà per loro crescere restando umili, farsi sempre più conoscere, rimanendo quello che sono.
Sea Front Pasta Bar a Napoli
Giuseppe Di Martino è imprenditore tra i più dinamici, capaci e rivoluzionari. Basti vedere come sta rivoltando un mondo statico, consolidato, per molti vecchio e superato, come quello della pasta secca. I suoi colpi geniali sono innumerevoli, dalle cene d’autore nel suo stabilimento, all’abbinamento con Dolce e Gabbana. Sta anche lanciando una serie di locali e qui ci troviamo in quello a piazza del Municipio a Napoli. Un luogo iconico come questo negozio (al piano terra) vivace nel suo arredo, e posto goloso al primo piano dove un lungo bancone si affaccia su una cucina a vista con il Maschio Angioino e il porto di Napoli sullo sfondo. Qui si vive un’esperienza unica, una serie di piatti di pasta che non ti stancheresti di assaggiare, ben preparati e centrati nel gusto che derivano in larga parte dalla lunga ricerca che Peppe Guida di Nonna Rosa ha compiuto con la pasta Di Martino. Menù che finisce immancabilmente con la “devozione” come vengono chiamati gli spaghetti al pomodoro qui presentati come predessert. Ma non è solo la parte gastronomica che convince, quanto anche lo stile, il servizio curato, i vini (e i bicchieri utilizzati) in abbinamento ecc.. Insomma i tanti dettagli studiati e proposti confermano che alla guida c’è una persona che conosce a fondo il sistema.
Pasticcieria Pepe a Sant’Egidio
Sosta golosa per salutare Barbara Guerra tra le mille tentazioni dolci di Alfonso Pepe, grande pasticciere campano. E grazie ad Alfonso per le coccole ricevute e le deliziose zeppole che ci ha fatto assaggiare. Ma è sui lievitati tradizionali che forse esprime il meglio: provate la sua Colomba, che si avvia a ripetere il successo del panettone.
Dal di fuori è difficile percepire tutto quello che c’è dentro. E’ talmente tanto che si fa fatica a ricordarsene, a volte la presentazione lascia un pò a desiderare, ma la quantità di cose buone e a volte eccellenti è rara a vedersi in così ampia concentrazione. Una bottega, o meglio un concentrato di botteghe gastronomiche che ha pochi rivali e che diventa anche pizzeria e ristorante a mezzogiorno. Così si possono assaggiare i prodotti esposti, dalla pizza al pane con le carni e i formaggi in evidenza. Gran parte è produzione Amodio, e questo è un signor punto vendita dell’Azienda.
In occasione di Meet siamo stati in questo bel ristorante sulle colline pescaresi. Una formula coraggiosa, un tavolo unico (molto bello) che segna la sala, un arredo moderno, un servizio professionale. Si respira qualità ma anche, per fortuna, calore umano, grazie all’eleganza sottile di Maria Chiara che accoglie i clienti all’ingresso e ad Antonio lo chef che avrà le sue ambizioni, ma resta schivo, riservato, e concentrato sul proprio lavoro. Una serata in allegria allietata da alcuni ottimi vini e da una serie di piatti che testimoniano la buona mano della cucina, il desiderio di puntare in alto, il gran lavoro di una brigata che si destreggia su un’ampia gamma di prodotti, e cerca di approfondire ogni dettaglio. Il risultato è già notevole e di sicuro interesse. Il nostro consiglio è di semplificare qualcosa, qualche elemento ci sembra ridondante, a discapito dell’ingrediente principale, e c’è qualche ripetizione di troppo da evitare (l’aria di qualche aroma spesso ripetuta). Però la visita vale il viaggio, e rimane la voglia di ritornare per vedere la sicura evoluzione di questa bella coppia di giovani che fa ben sperare.
e l’ingrediente principale che a volte sembra quasi in secondo piano.
Il chianchiere è il macellaio in Campania. Il nome anticipa il soggetto: la carne. Qui rappresentata in varie tipologie di razze bovine, oltre al maiale. Il tutto sotto ha origine ben certa: l’azienda di Salvio a nord di Caserta, dove ci sono gli allevamenti e le preparazioni. Si può comprare ma soprattutto assaggiare nelle varie tipologie e modi usuali di preparazioni e cotture, non senza qualche ambizione gourmet (parola ripetuta anche nella presentazione). La novità sta proprio nella garaznia di base: carne ci provenienza certa e sicura, e l’assaggio ne conferma le qualità.
Gino Sorbillo ormai fa notizia ovunque vada e anche a Roma il copione è uguale. Qui un tempo c’era Rhome, un bel locale rimasto sempre un pò defilato, mentre di sicuro questo non lo sarà mai. Il personaggio è ormai popolare e amato dal pubblico e da gran parte della critica. Si presenta in chiave 7: 7 vini, 7 distillati, 7 birre 7 oizze cotte a legna. Il 7 porta fortuna? comunque è scaramantico e sulla piazza di Roma Gino non può sbagliare. Il locale è stato rivoluzionato (un tempo intimo e ovattato, ora allegro e sgargiante. Quanto alla pizza ci sembra molto simile all”originale, quindi buona. Abbiamo assaggiato due versioni della classica margherita: una più spessa, la seconda sottile a ruota di carro ancora migliore. I nostri migliori auguri ad una persona che ci ha sempre aiutato fin dalle prime gare di Emergente Pizza dieci anni fa.
Un locale curioso situato proprio all’inizio di via Giulia venendo da Ponte Sisto. Curioso perchè si entra dal Lungotevere e si è al primo piano con il ristorante sotto e alcune camere con una bella terrazza (dove in stagione si può cenare) al piano di sopra. Dentro, anzi sotto, la sala è ampia e affaccia, senza entrata, direttamente su via Giulia. L’ambiente è curato, ma un pò incerto tra un immagine di ristorante gourmet e ilgenere bistrot, in sala è l’esperto Antonello Manias, mentre il titolare è Carlo Maddalena. In cucina Pierluigi Gallo, non lo conoscevamo, è giovane e bravo. Origini campane, cresciuto in Abruzzo, scuola di Niko Romito, è modesto e tranquillo. I suoi piatti non cercano l’effetto, non sono particolarmente curati sul profilo estetico, non hanno il dettaglio tecnico che fa la differenza, ma dobbiamo ammettere che in genere sono buoni, sensati e non banali. Si potrebbe definire un confort food dove la sostanza e il gusto sono al centro dell’attenzione e questo non è poco. Il piatto meno convincente? una triglia in carrozza dove il pesce è un pò penalizzato, tra i migliori invece il polpo e i tortelli.
Non ti sembra di stare in Italia al Quarto piano di questo funzionale palazzo congressuale alla periferia di Rimini, dotato di un comodo parcheggio. A riportarti nei confini ci pensa la cucina, affidata al bravo Silver Succi, il migliore forse dei tanti allievi di Gino Angelini, con una cucina che è legata al territorio, interpretato con una finezza che è rara a vedersi in riviera romagnola, quasi del tutto priva di pesanti rimandi dialettali. Le cose migliori? la leggera ed elegante tartare, il bilanciato fagottino di crostacei, cotture meno precise nei cannelloni e nell’ombrina un pò troppo sovrastata. Anche la sala, e siamo al completo, si muove bene e con un buon ritmo. In conclusione un locale poco tipico, ma dove il territorio è più rispettato che altrove.
