Difficile rifiutare l’invito: “caviale e bollicine” da Quinzi&Gabrieli storico ristorante romano di pesce. Inoltre c’è la curiosità del nuovo chef, Atmane, già prima al Settembrini, Marzapane ed in vari ristoranti londinesi. Insomma lo chef vale, come anche il fascino di questo locale che ha tuttora una clientela importante ed accoglie con classe immutata e pesce eccellente. Resta di fondo il problema della cucina, che ha spazi limitati, e speriamo quindi che Atmane abbia il buon senso di operare con misura e proporre poche ricette eseguite però con grande attenzione.
Ristorazione&Ospitalità
E’ bello dormire di fronte alla vigna a schiena d’asino del Solaia con quella del Tignanello che dietro accompagna lo sguardo fino all’orizzonte. Un piccolo borgo tra vigne famose e cipressi, e c’è anche un ristorante piccolo, ma molto accogliente, arredato con gusto semplicità e tante bottiglie. Qui arriva lo sguardo lungo di Mattia Barciulli, il bravo chef dell’Osteria di Passignano poco distante, ma in cucina è appena arrivato un nuovo chef, Stefano Ulivieri che teniamo quasi a battesimo in questa struttura. Qui si viene per bere i grandi vini di Antinori e il cibo deve quindi assecondare possibilmente con altrettanto grandi materie prime e preparazioni basiche come la gente richiede. In questo senso la cucina è in linea, ma per il prestigio del posto, qualcosina in più magarisi potrebbe fare.
Si respira aria fresca in questa piacevolissima osteria poco distante da Poggibonsi (uscita Poggibonsi nord). E’ ospitata in una storica azienda vinicola, Tenuta Cinciano, in un piccolo borgo con vari appartamenti aperti all’ospitalità. Un giallo carico alle pareti, arredo semplice e tradizionale, volti giovani in sala e cucina. Alberto già lo conoscevamo per precedenti esperienze (tra le quali Palazzo Seneca a Norcia), è un romano di 32 anni, con mano pulita e molto misurata. Un menù calibrato propone poche alternative sensate, senza troppi svolazzi, ma nemmeno buttate giù a caso. Certo con un pò di esperienza in più potrebbe fare un ulteriore salto, ma per ora ci accontentiamo, anche perchè era solo in cucina con la sua compagna (Sara Verginelli che l’aiuta ai fornelli) in dolce attesa. Brava anche Gioia in sala che ben presenta i vini dell’azienda.
A meno di un passo da piazza della Signoria, un locale dove non entravamo dal tempo della sua apertura. Ora è un pò cambiato, ma sempre molto gradevole, in particolare la bella sala da pranzo con le pareti di calda ed elegante tonalità. Chiusi i wine bar agli aeroporti (non per colpa loro, ma della burocrazia) questo è un pò il locale bandiera dei Frescobaldi, al quale se ne affianca uno a Londra. In questi locali il vino la fa da padrone ovviamente, ed è doveroso scegliere il percorso che meglio ne valorizza le caratteristiche, ma la cucina qualche ambizione ce l’ha, anche se non ci colpisce per quanto visto: corretta, ma un pò datata, di livello per le materie prime, un pò approssimata (volutamente?) nell’assemblaggio.
Dobbiamo dare atto a Emanuele Canonico, titolare del locale, di credere e puntare sui giovani. Andato via il bravo Simone Cipriani, ecco qui altri giovani: Gabriele Andreoni e Gianluca Somigli in cucina, Giacomo Pettineo in sala. E rimane un piacere visitare questo ristorante che ha tante qualità: la location, conveniente, il prezzo interessante, l’ambiente suggestivo, l’atmosfera accattivante. Aggiungiamo la buona scelta e competenza del vino, l’utilizzo di ingredienti di qualità ricercati con passione e una cucina che si fa valere. I piatti sono puliti, la mano leggera, i sapori equilibrati. Certo magari gradiremmo un pò più d’inventiva, di evitare nel menù liberamente servitoci di ripetere due volte il maialino e servire piatti come i tortelli visti in giro così tante volte.
Bello è questo nuovo locale vicino a Santo Spirito: salette accoglienti, tavoli ben illuminati da faretti discreti, un bel banco dove Sabrina, la bar lady, prepara aperitivi e cocktail. In cucina è Entiana Osmenzeza, già conosciuta da Pierangelini e poi al Sesto del Westin di Firenze. Lei è simpatica e brava, e si farà sicuramente valere. Inoltre sta per avere un figlio e quindi sarà ancora più motivata….auguri!!!
Loggia dei Serviti a Firenze
Bella sorpresa questo Cece e Simo (dai soprannomi dei due titolari), un locale semplice e giocoso (con anche un B&B conveniente e comodo al piano superiore). La sorpresa si chiama Filippo Cammarata, 32 anni, con qualche buona esperienza alle spalle, l’ultima è Niko Romito. La sua cucina è curata, centrata nel gusto, per niente banale. Ama il lievito madre, buona è la focaccia come il pane che ci portiamo via in una bella confezione, ma è la zuppa di cavolfiore che merita da sola quasi il viaggio, completata poi da un buon risotto mantecato con cipollotto e contrastato dalla polvere di cipollotto e da una riduzione di melassa. Buono anche il secondo, un filetto in crosta di limone bruciato e cavolo nero con verza croccante e cavolfiore. Peccato che non siano venute le foto del risotto e della carne, ragione di più per ritornare in questo simpatico e promettente locale indicatoci da Angelo Agnelli, che ci ha anche accompagnato.
Osteria Fernanda cambia strada
Cambiano strada due volte Andrea e Davide, titolari di Osteria Fernanda, in senso letterale spostandosi di duecento metri in questo ampio locale fin troppo trasparente agli occhi esterni e in senso di indirizzo stilistico di cucina aumentando lo spessore tecnico delle ricette, e di conseguenza le aspettative della clientela. Lui, Davide Del Duca, è un personaggio, il vero “Revenant” degli chef italiani, un Lo Caprio bruno che nell’incontro occasionale con un orso avrebbe probabilmente la meglio. Grande e grosso, ma poi in cucina dimostra una sensibilità, precisione e delicatezza che non ti aspetti. Ci propina quasi l’intero menù che ne testimonia la voglia di emergere, l’amore per il rischio, la cultura eclettica, l’ansia di apparire e di colpire l’immaginazione del cliente. Non c’è un piatto che non sia studiato nei suoi (almeno) dieci ingredienti, ma il tutto sembra venir fuori con spontaneità e apparente candore genuino. Il risultato di prima impressione è più che appagante, poi in chiave di fine lettura escono fuori tanti piccoli difetti, imprecisioni, approssimazioni, dovute in larga parte al “troppo” che spesso è difficile gestire. Le cose migliori? l’insalata di romolaccio, gli spaghetti alla melanzana bruciata, le due carni. Meno convincenti la seppia e gli altri primi.
