Un tempo qui c’era un sanatorio che negli ultimi anni è stato convertito a Resort, di indubbio fascino e funzionalità. In 20′ la navetta porta a San Marco e bisogna adire che soprattutto per le famiglie è una location ideale. Una Spa sensazionale assicura benessere a 360°, varie tipologie di ristoranti offrono varie alternative. Quello che colpisce noi golosi è l’orto, sterminato, che in effetti ormai fornisce e garantisce la più parte degli approvvigionamenti di verdure. E’ il vantaggio del KM zero, ma anche quello di avere la disponibilità di alcune varietà lagunari che sarebbe difficile trovare sul mercato.
Ristorazione&Ospitalità
E’ bello parlare con Irina, padrona di casa di questo storico locale. Lei ci aggiorna e ci intrattiene sulla vita di questa città che amiamo più di ogni altra. Ci consiglia le mostre, le botteghe migliori: Lei di questa città conosce ogni dettaglio, e ci piacerebbe ascoltarla per ore ed ore, e poi invece passiamo sempre di corsa! E’ anche ottima padrona della sala, e ci presenta il nuovo chef: Pier Luigi Lovisa, di consolidata esperienza. E in effetti la cucina sembra avere più ambizioni di prima, i piatti escono più variegati e articolati (pensiamo al bagnasciuga di crostacei e alla composizione di vegetali dell’orto di Venezia. Ci è piaciuto meno il cannolo con il baccalà mantecato, ma ci stupisce il dessert con cioccolato e piselli, elegante e innovativo.
Per i romani Fiumicino è “il” posto del pesce. Un tempo si andava lì a comprarlo (ma ancora adesso si pesca e c’è l’asta), e soprattutto a mangiarlo. A Roma erano tutto sommato pochi i ristoranti di pesce negli anni sessanta e settanta. Bastianelli divenne così famoso, poi anche la Perla, poi un declino dovuto anche alla nascita in città di una ristorazione di cucina di mare sempre più valida ed attraente. Ma negli ultimi anni Fiumicino è tornata alla ribalta e i meriti sono soprattutto di questa coppia: Vanessa e Gianfranco Pascucci, lei in sala e lui in cucina. Gianfranco è un autodidatta, ma è stato molto abile nell’andare in giro, assaggiare, capire e anno dopo anno elevare il livello della sua cucina. Mancavamo da quasi tre anni e il miglioramento è evidente. Adesso deve solo, secondo noi, curare qualche dettaglio, soprattutto nei primi un pò troppo appesantiti dal contesto, semplificare qualche preparazione che soffre di eccesso di manierismo, e migliorare il livello finale del pasto, cioè i dessert, che non ci sono sembrati all’altezza del resto. Ma nel complesso tutto o quasi è più che buono con il crudo di muggine e l’arrosto di calamaro come piatti migliori. Citazione d’obbligo va anche alla sala, con una girandola di vini in abbinamento, e alcuni di questi si sono rivelate chicche di rilievo, che hanno reso ancora più avvincente il percorso.
Ci è subito piaciuto questo ristorante di Oliver Glowig al primo piano del Mercato Centrale: la posizione dominante, la funzionalità e qualità dell’arredo, il lungo banco con vista cucina, il menù che Oliver propone (una cucina di salda ispirazione romana realizzata con mano leggera ed esperta) e per ultimo il buon rapporto prezzo-qualità. Fino a poco tempo fa il ristorante ospitava Salvatore de La Tradizione di Vico equense, e i suoi ottimi prodotti campani. Ma la cosa non ha funzionato, chi viene qui è più interessato ai piatti di Oliver che ai prodotti, pur eccelsi, che venivano proposti. Ora si cambia e c’è un nuovo abbinamento, questa volta scende in campo un altro protagonista della ristorazione romana, Luca Boccoli, grande esperto di vini, di bollicine in particolare, che gestisce anche l’enoteca al piano terra. A celebrare l’alleanza una cena ben fatta animata da grandi champagne, come dire un ottimo e augurale inizio.
Osteria Al Ritorno a Grezzana
E’ tornato a casa dopo vari giri (anche in strutture di prestigio), ed ha aperto con modestia questa Osteria in piena Valpantena. Francesco Alberti chef e patron, si dimostra abile, ma anche giustamente prudente. Ritorna con questo Al Ritorno che vuole essere forse più che un ritorno al futuro, uno sguardo verso il passato, a quelle tradizioni spesso o dimenticate o magari servite senza troppa convinzione o cura per gli ingredienti. Qui la brigata è giovane, i prodotti sono quelli giusti e la carta dei vini offre belle bottiglie, che nel circondario ormai non mancano.
Il locale è piccolo, ma fantasioso (che fa rima con petaloso). Siamo al centro di Antella, a poca distanza da Firenze Sud. Si distingue anche da lontano per l’abbondanza di fiori e colori che caratterizza l’esterno e che prosegue dentro tra i pochi tavoli ravvicinati, sempre pieni grazie alla popolarità conquistata in breve tempo. Successo dovuto appunto all’ambiente che rigurgita di oggetti di varia natura e provenienza, ma che danno comunque un senso di familiarità, e successo dovuto anche ad una cucina popolare basata su buoni a volte ottimi ingredienti di partenza. Qualche buona bottiglia di olio e di vino, e un conto misurato completano l’esperienza.
Domenico Cilenti, che ricordiamo vincitore sette anni fa di Emergente Sud, ci è sempre rimasto nel cuore. E’ chef capace e bravo, sinceremente legato al suo territorio (il magnifico Gargano). Ma proprio perchè conosce la sua terra, sa che non gli può dare molto fuori dalla stagione estiva. Così si è inventato tante attività, sta portando avanti con successo un B&B di charme, la produzione di prodotti (tra i quali la salicornia) che vende anche online, collabora con Eataly ed ora ha aperto anche questo nuovo ristorantino nel centro storico di Firenze in bella posizione. Caso vuole che al nostro passaggio incontriamo pure Simone Cipriani, altro campione di Emergente, ora chef patron di Essenziale sempre a Firenze. I due chef sono amici e hanno diviso molte esperienze. Le migliori qualità di Domenico secondo noi sono quelle di essere un imprenditore nato: ha il carisma, le idee, la determinazione di portarle avanti e sa coinvolgere la gente. Ma non scordiamo che è anche bravo in cucina, ascolta e sa correggere i suoi difetti e quello che propone ha il dono della semplicità e dell’immediatezza, senza autoreferenzialità e presunzione, proprio come il nome del locale vuole anticipare. In questa avventura è aiutato da Orazio Guerrera e Antonino Guidotto, uno calabrese e l’altro siciliao. Lui è pugliese, ed è quindi chiaro il “benvenuti al sud” che è il sottotitolo del locale. Da non mancare anche per la gradevolezza del contesto e il buon rapporto prezzo qualità.
Kresios di Giuseppe Iannotti
Uno dei locali più atipici d’Italia vi accoglierà in un posto un pò defilato della campagna beneventana. Dentro una struttura tutto sommato tradizionale, una antica dimora di campagna ben ristrutturata, troverete il Kresios, un locale con un respiro internazionale che fareste fatica a trovare a Roma o a Milano, con un’attenzione ai particolari e ai dettagli davvero insolita, con un’ eleganza formale di prim’ordine, con una libertà espressiva unica in tutto il Meridione. Giuseppe Iannotti ha viaggiato molto e ha cercato di assorbire il meglio andando in giro. Qui non si fa mancare nulla, dai migliori bicchieri in circolazione, ai piatti dalle forme più fantasiose, dai supporti oscillanti che sembra una scultura di Calder, alle ceramiche e vetri soffiati, e persino in bagno troverete prodotti sofisticati che nemmeno al Mandarin. La perfezione è perseguita anche in cucina attraverso un percorso lunghissimo, ma tutto sommato leggero e sensato, ed è quasi raggiunta da un punto di vista estetico con una serie di soluzioni, idee, assemblaggi che denotano anche qui una notevole preparazione di base e un grande lavoro di messa a punto. Da un punto di vista gustativo ancora, secondo noi, c’è da fare, ma rispetto a tre anni orsono, data dell’ultima nostra visita, abbiamo trovato lo chef molto migliorato. L’eleganza formale spesso anticipa un’altrettanta eleganza gustativa, pensiamo ai tagliolini di zucchine, al pop corn di animella, allo spiedino di maialino ed altro ancora fino al top della pancia di maiale cotta nel brodo. Qualche dettaglio qua e là funziona meno: il sandwich con le rane che non si avvertono, la rana pescatrice troppo cotta e coperta dal contesto (come per altro anche la ricciola), i fagottini troppo conditi (ma buonissimi), l’oliva al cioccolato troppo pesante e i cannelèes poco bruciati. Ma alla fine ci si alza contenti, sorpresi e desiderosi di vedere dove potrà arrivare questo chef un pò bizzarro e fuori dagli schemi, soprattutto del territorio, ma in compenso indubbiamente dotato e aperto ai venti che spirano nel mondo.
Il locale è sempre stato noto, prima con il nome Ninfea, oggi con questo nuovo nome e nuovo look. Akademia di cucina and more si presenta sempre molto bene, con la sua struttura a terrazze allungata sul lago Lucrino, con i suoi due livelli a disposizione dei tanti ospiti. E’ un piacere vedere la grande cucina a vista moderna e pulita, le vasche con ogni bontà di mare, dalle ostriche al caviale, dai canestrelli ai cannolicchi. A dirigere il tutto con grande entusiasmo è Adriano Gigante, che ci mostra i rinnovati spazi ora molto più eleganti. In cucina è arrivato il giovane Antonio Restucci. Ce la mettono tutta, l’impegno non è certo poco in quanto i coperti possono essere centinaia in questo locale che è sempre stato vocato agli eventi. Siamo curiosi di vedere se riusciranno a mantenere le promesse che il nuovo nome, il nuovo ambiente e la nuova brigata fanno presagire. Per ora ci assaggiamo qualche piatto, che conferma le buone qualità di fondo, ma di certo le aspettative sono maggiori e vedremo nel tempo se saranno soddisfatte.
