E’ la seconda volta che ci veniamo e dobbiamo in parte correggere il tiro. La prima volta eravamo capitati in una serata un pò confusa con il ristorante stracolmo e l’impressione non era stata positiva anche dal punto di vista dell’accoglienza. La seconda volta, in condizioni più normali (comunque il ristorante anche stavolta quasi al completo), le cose sono girate meglio. Certo è che lo chef Vladimiro, ha sicuramente le ambizioni e la voglia di fare cucina di un certo livello, d’altra parte la cucina che ha a disposizione è veramente limitata negli spazi e questo ha sicuramente un peso nella giusta riuscita dei piatti. La cosa migliore ci sono sembrati i ravioloni, non molto eleganti ma sicuramente di gran sapore, come piace al gran pubblico che non manca di gratificare con la sua affluenza il successo di questo locale. E alla fine sono queste le cose che contano.
Ristorazione&Ospitalità
Non eravamo ancora stati nel nuovo ristorante di Accursio Craparo. Lo avevamo lasciato a Palazzo Failla, ora è ancora più vicino al centro storico, proprio di fronte al Museo. Un locale semplice ma ben curato, con un bel dehor sul Corso che sarà prevalentemente utilizzato per cocktail e per valorizzare il cibo da strada del quale parliamo in altro post. Con modestia e determinazione, aiutato dalla moglie Oriana, Accursio sta consolidando il suo ristorante in questo aiutato dal successo turistico della Sicilia e in particolare di questa area. La sua cucina è siciliana per opulenza di sapore, trascinante quando l’agrodolce è ben bilanciato (la memorabile cipolla rossa, un suo classico). Se il dessert ci è sembrato un pò troppo minimalista, e sottotono, i trucioli ci hanno decisamente convinto e colpito. Hanno la presentazione ad effetto, il profumo invitante, un substratum culturale, e sono infine decisamente buoni, anzi golosi.
Che bottega quella di Accursio! Tra sfinciuni e arancini, panzarotti di vario tipo e cipollate, focacce e polpette di patate c’è da perdere la testa. Merita non un assaggio ma un pranzo dedicato, mettetelo in nota. (C’è anche il take away per portarselo a casa, altrimenti da degustare nel bel dehor del ristorante che è di fronte).
Rispetto alla vecchia sede il balzo in avanti c’è tutto con questa nuova prestigiosa location che si divide tra il ristorante gourmet (che occupa lo spazio un tempo dell’Alloro) e il roof per un’alternativa più semplice ma rinforzata da una vista stupenda sui tetti di Roma. Siamo in fase di rodaggio, ma già la sala ci sembra a puntino, diretta con piglio giovanile da Andrea La Caita con l’aiuto di Davide Fresiello, Lorenzo La Gamba, Giacomo Scatolini, e al bar (interessante per il caffè offerto in varie tipologie e per i cocktail proposti) Luca Moroni. La cucina ci è parsa indietro, con un menù dove il gusto non manca, ma spesso a scapito dell’eleganza e della leggerezza. Comunque anche qui è una brigata giovane quella diretta da Alessandro Narducci con Simone Coletti come secondo e Lorenzo Spavone pasticciere, e quindi contiamo su una più corretta proposta complessiva a breve termine. I piatti migliori? ci sono sembrati i due antipasti, il polpo ed il buon carpaccio di gamberi.
Elegante la struttura ma anche il ristorante che si fa notare per la sua cucina indubbiamente ricercata e non priva di ambizioni che spazia nei vari generi con mano professionale. Dario Bettoni è chef di valida esperienza, e ripropone un suo stile classico (ma ha assorbito varie tendenze e influssi, perfino di cucina molecolare). Il menù proposto non è affatto banale, ma si disimpegna bene, dagli antipasti ai dessert (anche questi ben ideati e curati). Ci sono piaciuti di meno i primi (la vellutata troppo carica e spessa, i tortelli al contrario di pasta evanescente), mentre i piatti migliori ci sono sembrati quelli di carne (la vitella e la limousine). Ma la base tecnica è solida, l’inserimento nella realtà siciliana ben avviato, ora si dovrebbe completare con una maggiore valorizzazione del bellissimo orto bio dell’Azienda che è in grado di fornire un’ampio assortimento di frutta, verdure, erbe e aromi quasi ad ogni stagione. Un ristorante che gode inoltre di una splendida cornice e di un servizio cortese.
Struttura di gran pregio, per ideazione erealizzazione. Occupa un vasto appezzamento su un’intera collina con la vista di Noto sullo sfondo. C’è un’accoglienza più che confortevole, c’è una bella piscina e un centro benessere, c’è un grande frutteto che perfeziona una piccola colazione del mattino che diventa particolarmente gradevole, c’è anche un ristorante che merita la sosta e del quale parliamo in altro post. E’ ben diretta da Marco Riflettivo che ormai può contare su una clientela sempre più ampia e con molti ritorni, anche perchè qui siamo un pò al centro di tante cose da vedere: Siracusa, Capo Pachino, Modica, Ragusa, Scicli…. è tutto a meno di un’ora.
La divisione è rigorosa, gli uomini in cucina (con l’eccezione della moglie giapponese di Gioacchino Brambilla che è lo chef), le donne in sala guidate dalle titolari (con lo chef) del ristorante: Roberta Assolari e Manuela Alberti. Dobbiamo dire che la cucina per carità si difende, ma è la sala che conquista. L’accoglienza di questo locale resta tra le migliori dell’isola per cortesia, affabiltà, ma non manca la competenza. La cornice è superba, siamo accanto al Palazzo Nicolaci e sotto un boutique hotel, l’ambiente è stato sapientemente rimesso a nuovo con un design curato e poi appunto ci sono loro, sempre sorridenti e gentili. Insomma un posto dove è difficile non trovarsi a proprio agio, dove la cortesia è abbinata alla professionalità in giusto equilibrio.
Ci aveva colpito la sua pizza, anni fa a Castel Maggiore in un centro commerciale qualsiasi (ma il locale era già allora gradevole), ma certo non immaginavamo la successiva crescita. Oggi Matteo Aloe (con i suoi soci) è alla sua sesta apertura, e non si ferma. Qui a Roma è in un bel posto, accanto al MACRO. museo di arte contemporanea, che trova spazio nei suggestivi ambienti dell’antico birrificio Peroni. Birra e pizza sono sempre andati d’accordo e brindiamo, (con un prosecco biologico), con Matteo Anlore al successo di questa nuova inziativa, e ovviamente assaggiamo le pizze. Tre, nell’ordine la migliore la margherita (amiamo il classico), poi quella con le alici di Cetara, e infine quella con la coppa.
Slow, qui non è una parola invocata a caso, ma un concetto radicato. In questo piccolo borgo ben tenuto, il pranzo è un rito con le sue regole e i suoi tempi. Dall’accoglienza al menù con dedica, dal cocktail di benvenuto al primo scambio di idee al tavolo, dalla registrazione della comanda alla preparazione dei piatti (parte tutto da zero, senza prodotti prelavorati), per non parlare dei vini, patrimonio culturale di Maurizio Filippi che vi spiegherà con dovizia di dettagli gli abbinamenti pensati per l’occasione. Insomma nulla è lasciato al caso, compresi grissini e sfogliette croccanti. L’errore è stato nostro, di non conoscere le tempistiche del locale, e così le quasi due ore che avevamo ipotizzato sono svanite presto, giusto il tempo di capire la situazione e consumare antipasti e primi, mentre per completare il pranzo torneremo una’altra volta. La prima puntata ci ha regalato alcune cose buone (il pane declinato in varie tipologie), eccellenti (i ravioli di faraona), un pò banali ma buone (l’uovo a bassa temperatura), mediocri (la sommatoria di ostrica e carpaccio). Ci vuole una seconda puntata.
Il Bikini con Andrea Napolitano
E’ il prototipo della spiaggia perfetta, quella che nelle fredde giornate d’inverno ci sogniamo, perchè ha un pò tutto racchiuso nello spazio ideale e completo di una piccola ed esclusiva baia: il mare pulito, la spiaggia ben tenuta, la costa che sale ripida ma che è accogliente con il suo verde e i suoi fiori, la scogliera in alto che la isola, i servizi accoglienti. Ma a Giorgio Scarselli, seconda generazione della proprietà, tutto questo non bastava. Lui amava il buon cibo e soprattutto il buon vino. Così ha cominciato a migliorare la cantina, poi la sala, e infine la cucina. Sono ormai anni che il Bikini ha acquisito solida fama anche per il ristorante e la novità di quest’anno è il nuovo chef. Nuovo, ma per noi una vecchia conoscenza: Andrea Napolitano che alcuni anni fa si era imposto a Emergente Sud a Napoli. Trasmette la sua passione con la sua simpatia istintiva, ha il sorriso che conquista, e modi di fare educati e spontanei. Insomma piace alla gente. Ma è anche serio, volenteroso e gran lavoratore, e si è gettato in questa sua nuova esperienza con grande slancio. Però gli manca ancora un pizzico di esperienza lontano da casa che potrebbe completare e implementare il suo talento naturale, rendendo i suoi piatti, oggi già buoni, ancora più interessanti per i palati esigenti. E il percorso gastronomico che ci ha dato conferma quanto appena descritto, dove il piatto migliore è stata una delicata cernia bianca con acqua di provola, e il meno interessante (per noi) la linguina di Gragnano al sugo scomposto.
