Questo è l’enorme giardino posto dietro al GH Majestic di Sant’Agnello (Sorrento) che un domani ospiterà il ristorante Don Geppi, al momento ritagliato dentro l’albergo. La conduzione è familiare, e, curiosità , a distanza di una settimana abbiamo provato due cuochi diversi, Gerardo Savo e Mario Affinita, apprezzando la buona volontà di ambedue, il fresco della piscina, ma soprattutto il desiderio della proprietà di crescere. Ci riusciranno? a loro, che son giovani, la risposta. Don Geppi al GH Majestic di Sant’Agnello.
Luglio 2012
La cittadina è un noto centro industriale dell’entroterra napoletano. Fa piacere veramente vedere che in un contesto operaio nascano progetti moderni e innovativi come questa Distilleria, nome che deriva per l’appunto dal precedente opificio e che oggi ospita (il progetto ancora non è terminato), una sala conferenze, una libreria, una scuola di cucina, un caffè letterario e un ristorante.
Tre generazioni di Pagano-De Simone hanno contribuito a realizzare questo villaggio resort, che offre uno standard sicuramente elevato alle famiglie che lo frequentano da tempo. La cucina ha sempre puntato ad essere tradizionale abbondante e rassicurante, e oggi, grazie all’arrivo di uno chef giovane e capace, cerca anche di dare qualcosa di più.
Bella la sala e notevole anche la cucina. Michele Gioia è umile e modesto, ma non per questo meno bravo di tanti colleghi acclamati. Nei mesi invernali va in giro e mano mano ha soggiornato in tante cucine celebri. I risultati si vedono, la mano non è audace, ma è precisa e solo leggermente ridondante e con poche sbavature (la banana del piccione troppo dolce, qualche guazzetto troppo abbondante, il souffle troppo piccolo e a rischio), ma il risultato è nel suo complesso piacevole e lineare. The Cesar alla Posta Vecchia di Palo di Ladispoli.
Sotto è l’antica villa romana di Eliogabalo, accanto il Castello degli Odescalchi, dietro l’oasi naturale di Palo. E’ una piccola enclave di natura e storia dentro il magma sghangherato dell’esplosione urbana di Ladispoli. Posta Vecchia, che grazie a Getty è tornata alla sua bellezza originaria e grazie a Sciò è stata aperta al pubblico ed ora si presenta con un’ospitalità di prim’ordine. Posta Vecchia a Palo di Ladispoli, direttore l’esperto Danilo Guerrini (anche del Pellicano, stessa proprietà).
Ci piace Ravello, e questo Palazzo Sasso (il nome pare sia destinato a mutare), che ha non poco contribuito ad arricchire la fama anche gastronomica del paese. Pino Lavarra ormai da tanti anni ripropone con fedeltà e continuità encomiabile la sua cucina, volutamente ricca e ridondante a volte, e noi personalmente raccomanderemmo un maggior minimalismo.
Ci piace Ravello, e questo Palazzo Sasso (il nome pare sia destinato a mutare), che ha non poco contribuito ad arricchire la fama anche gastronomica del paese. Pino Lavarra ormai da tanti anni ripropone con fedeltà e continuità encomiabile la sua cucina, volutamente ricca e ridondante a volte, e noi personalmente raccomanderemmo un maggior minimalismo.
In un’Italia dove c’è sempre qualcuno che dice “no” e che blocca i pochi che si danno da fare, anche questo magnifico auditorium di Oscar Niemeyer è stato contestato. Invece che investire in cultura, troppo spesso non facciamo nulla salvo che aspettare il degrado. Prima che ce lo tolgano godiamoci le sculture di Igor Mitoraj con lo sfondo della Costiera.
Il ristorante in terrazza sarà una moda romana, ma certo è che è difficile non condividerla. Questa del Mirabelle, oltre al panorama, assicura la felicità delle belle maniere grazie al servizio stellare che Bruno Borghesi ha qui impostato. Oltre mezzo secolo di grande professionalità sono al servizio del cliente, e se ne percepisce lo spessore in ogni atto della cena.
Il ristorante dell’Hotel Caruso
Mimmo di Raffaele appartiene a quella famosa brigata dell’Eden che ha dato poi vita ad una serie di chef di grido (Guida, di Costanzo, Mazzola, Gioia ecc..). Va’ dato atto di questo a Enrico Derflingher, che non era solo un buon comunicatore, ma anche un grande coach. Da anni è in questo albergo, troppo concentrato sul benessere dei tanti turisti stranieri che qui arrivano per dedicarsi ad un “mercato” più locale o almeno italiano.
