Pippo (Filippo De Giovannini) e Francesca, una delle coppie più famose della ristorazione italiana. Soprattutto negli anni ottanta e novanta, quando andavano spesso in giro con altre coppie di amici e colleghi, o ricevevano nel loro ristorante, La Lepre Bianca sull’altopiano di Asiago. Noti a tutti per la simpatia e le buone bottiglie che mai mancavano, da qualche anno si sono ritirati in questa locanda che prende il nome dalla razza di cavalli forse più bella, ed infatti il maneggio è adiacente. C’è qualche camera in genere occupata dagli amici, una sala ristorante che assomiglia a quella di una casa privata, come è un pò il loro stile. La mano di Francesca è sempre elegante, e a Pippo non manca mai la bottiglia particolare e la battuta giusta: Appaloosa a Gallio, sull’Asiago.
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Gentile sig. Cremona, mi ha fatto molto piacere leggere il suo articolo sul ristorante gestito dai miei genitori e la ringrazio per le parole che ha usato nella descrizione del locale, dei piatti, della “storia” della mia famiglia.
Le assicuro che in questi tempi, caratterizzati dagli isterismi indotti dalla “crisi”, dal cambiamento delle abitudini alimentari, e da quello che sembra essere un declino inesorabile dell’ attrattiva turistica sull’ Altopiano, risulta alquanto difficile trovare nuove energie e motivazioni per continuare a proporre giornalmente il risultato della propria passione.
Per questo motivo ritengo degli eroi coloro che proseguono nella loro strada, irta di continue difficoltà, difendendo strenuamente il prodotto di anni e anni di lavoro e sacrifici.
Confido che prima o poi (meglio prima) si possa iniziare a intravvedere qualche schiarita all’ orizzonte, del resto sono nubi che si sono addensate sopra al nostro Paese oscurando il cielo di tutti noi.
Spero che continuerà nella sua opera di scoperta e ri-scoperta di queste piccole attività, a volte dimenticate e troppo spesso inaridite dall’ esigenza contemporanea di business, che in fondo altro non è che “il poter tirare avanti”.
Nel salutarla e farle i complimenti per le sue continue “ricerche” mi permetto di farle simpaticamente un appunto, il nostro cognome non è Di Giovanni bensì DE GIOVANNINI. Ma a lei possiamo perdonare tale svista, soprattutto considerata l’ attenzione e l’ interesse che ha riservato a dettagli ben più importanti in occasione della sua graditissima visita.
Un saluto affettuoso.
Elia